martedì 28 ottobre 2008

WEEK END IN QUARTA...

Fine settimana impegnativo sotto certi punti di vista.
Il viaggio è iniziato con un “check in” al venerdì sera nel solito locale comodamente raggiungibile dalle nostre vallate. Niente di straordinario e forse proprio in questo sta il segreto di uno star bene tra amici in una serata qualunque. Molte le persone tra quelle mura. Luci soffuse e un vociare costante inframezzato dal tintinnio di bicchieri e stoviglie sono l'etere in cui stasera giriamo quest'opera teatrale senza copione e senza possibilità di bis. Alla fine rimaniamo in scena per alcune ore fino a quando, consapevoli degli impegni del mattino seguente, decidiamo di andarcene tra applausi e qualche fischio....
La parte illuminata dal sole di un sabato intensamente lavorativo scivola via così veloce che quasi non me ne accorgo nemmeno. La sera è di nuovo qui.
Stavolta si esce a cena in compagnia e siamo veramente una bella compagnia. Qualcuno è arrivato da Londra per un week end meno modaiolo ma a suo modo comunque alternativo, soprattutto per lei. Tra una chiacchierata e l'altra tiriamo quasi le 2 pure qui e dunque pensiamo sia giunta l'ora di cambiare aria. Essendo in parecchi, c'è chi opta per la disco, chi per una birra al bar e chi, come il sottoscritto, per andare godere sotto un soffice piumone svedese!
La notte è di quelle che ti lasciano intuire la sorpresa che avrai mattino successivo: una coltre di stelle cristallina, un nero soffitto tempestato di lucenti diamanti che ti sembra di poterli prendere con le dita...così, delicatamente, sottolineando l'atto con un tintinnio leggero leggero. E infatti alle 9 di domenica il cielo è di un blu cobalto come se ne vedono solo in questa stagione. Il cambio dell'ora ci ha regalato 60 minuti di sonno in più dunque siamo in grado di partire con la dovuta carica. In un tempo piuttosto ragionevole siamo pronti a lasciare la macchinina per iniziare la camminata che ci attende per raggiungere gli altri in baita. Evitando il sentiero principale ci facciamo una parte del bosco incredibilmente affascinante ma anche abbastanza impegnativo!!
Arriviamo comunque puntuali poco prima che le costine siano servite a tavola. Un profumo fantastico e 13 commensali pronti coi calici colmi di vino (la piccola Martina esclusa ovviamente) fanno da cornice all'avventura culinaria che sta per iniziare. Inutile dire che il corroborante non si risparmia e alla fine aleggia in casa un clima decisamente allegro. Ad un certo punto qualcuno prende le immancabili carte da scopa e alé, iniziano anche giochi dove la passione non manca per nulla e ad ogni mano volano “amichevoli” commenti sulla giocata. E' tutto talmente semplice e sincero che non c'è niente da capire o da aggiungere: quella è pura serenità a portata di mano.Il pomeriggio passa svelto e sul far della sera è ora di scendere di nuovo in basso per l'ultima tappa di questo lungo fine settimana: la castagnata privata in quel di Bognanco. Come ultimo appuntamento è stato decisamente impegnativo tant'è che alla fine ho dormito direttamente sul posto in quanto il proprietario della casa è un mio grande amico. Una volta rimasti soli abbiamo fatto le ore piccole volando tra un racconto e l'altro , proprio come si usava fare nell'antichità, davanti ad un camino scoppiettante, avvolti dall'unica luce della fiamma che osservavamo incantati...Certi gesti non hanno tempo come certe parole non hanno confini.
Un altro piccolo passo nella nostra memoria infinita.


venerdì 24 ottobre 2008

Space Oddity in Costa


Il tempo è sempre più relativo. Lo dimostra questa presenza sul mio blog inversamente proporzionale alla presenza dentro quella che continuo a chiamare “la mia vita”.
Vi sono poi circostanze e luoghi in cui l’atemporalità diviene certezza di uno status vivendi sopra le righe. Tutta la complessità del microcosmo umano si sviluppa spesso nella semplicità della terra, della pietra e del sole.
Anche questa domenica la sveglia non perdona le ore trascorse tra “suoni sincopati” (...) e uscire da quel tepore è uno sforzo psicologico enorme! Ci troviamo nella solita piazza e iniziamo a salire di quota con l’auto. Arriviamo al parcheggio sterrato in mezzo alla fitta boscaglia. Iniziamo il tragitto a piedi che dopo una mezzoretta di su e giù ci porta a destinazione: Costa.
Questo sentiero era percorso dai miei avi due secoli fa e più.
Queste case erano abitate dai miei avi secoli addietro.
Quest’aria era respirata dai miei avi e quest’acqua bevuta dai loro figli e dai loro nipoti.
Queste pietre hanno visto la storia della mia vita e vedranno quella dei miei figli,
e quella della mia morte fisica.
Oggi è festa quassù e vi sono alcune persone felici; molti bambini col sorriso e una luce negli occhi unica. Recessione, trading, future, ftse, wireless, B2b...quassù comprendi l’essenziale idiozia del mondo che sta in basso e della sua pura sinteticità.
Questo è un giorno che passa in una bolla impenetrabile per un’iniezione di eterno da restarci secchi!
Col trascorrere delle ore vedo la gente intorno a me che lentamente lascia a malincuore questo piccolo eden. E lentamente viene sera.
E con la sera il pianeta ci regala un tramonto, e mi sento uno spettatore privilegiato a godere da questo palcoscenico di uno spettacolo tanto speciale quanto comune. Comune solo a chi si sa ancora fermare ad osservarlo. Come si possono fermare le lacrime davanti...DENTRO a tutto questo?
Non si possono e non si devono fermare: è qui che sarò per sempre.
Sarò un tramonto lunare.

(Ringraziando il Re e la Regina di Costa per la splendida cena...le stelle non le abbiamo contate tutte)

giovedì 11 settembre 2008

11 SEPTEMBER

Faceva piuttosto caldo quel giorno. Ricordo che nella falegnameria di mio padre c'era un'atmosfera particolare. Non per il giorno in se ma per il mese e per l'ora.
Nel pomeriggio infatti, il sole settembrino penetra dalle ampie finestrature del capannone con un'incidenza unica, mettendo in risalto una miriade di particelle di polvere che volteggiano ovunque in modo del tutto casuale. Proprio come minuscoli foglietti di carta lanciati dall'alto...da molto in alto.
Suona il telefonino e stranamente, nonostante il rumore dei macchinari, ne percepisco la melodia.
Esco dall'edificio e vengo investito da un'ondata di caldo giallo solare.
"Pronto?"
"Hai saputo? Hai sentito la radio?"
"No!? Che è successo?"
"Le Twin Towers..hanno attaccato gli Stati Uniti! Due aereoplani si sono schiantati sulle torri e a quanto pare è un attentato terroristico. C'è un casino che non hai idea!"
"Che cosaaa ??"
Fu un attimo.
Una sensazione strana che non avevo mai provato prima.
Per la prima volta mi sentii piccolo, lontano dal pericolo ma in pericolo. Ebbi la consapevolezza dell'inezia che ogniuno di noi rappresenta in mezzo a quegli ormai 6 miliardi di individui che popolano questo minuscolo pianeta azzurro.
Durò poco, ma non lo dimenticherò mai più.
Credo sia giusto ricordare. Oggi.

mercoledì 10 settembre 2008

Large Hadron Collider

Forse non molti sanno che una macchina potenzialmente cambierà la storia del genere umano.
L'aggeggio si chiama LHC (Large Hadron Collider) e in breve è un acceleratore di particelle unico al mondo. A cosa serve? L'esperimento "Atlas", ha l'ambizioso obiettivo di raccogliere informazioni fondamentali per la ricerca dell'elusivo "bosone di Higgs" e di scoprire segnali dell'esistenza di particelle ancora più esotiche.
Il "bosone di Higgs" non è altro che la particella "zero" ovvero quella che teoricamente ha dato origine al big bang e dunque a tutte le altre particelle da cui poi deriva ogni cosa.
Oggi, 10 settembre 2008, si è concluso con successo al Cern di Ginevra il collaudo del LHC finalizzato all'esperimento Atlas. Il magnete superconduttore toroidale è il più grande magnete superconduttore mai realizzato e rappresenta una sfida tecnologica di grande complessità. Per rendersene conto basta pensare alle misure straordinarie dell'oggetto: le otto bobine che compongono il Barrel Toroid hanno ciascuna le dimensioni di un rettangolo di 5x25 metri e verranno assemblate a circa 100 metri di profondità, nella caverna che ospita il rivelatore di Atlas e che è lunga 55 metri e larga 30. Il Barrel Toroid ha un aspetto simile a un cilindro coricato, lungo 25 metri, alto 20 e con un peso complessivo di ben 1315 tonnellate, di cui 695 dovranno essere raffreddate a temperature prossime allo zero assoluto (circa 5 K, ossia -268 gradi C) per rendere superconduttivi gli avvolgimenti. (fonte RcS periodici SpA..)
I dubbi sulla potenziale pericolosità dell'esperimento vero e proprio che avverrà tra qualche settimana sono molti. Se siete interessati vi consiglio questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/Large_Hadron_Collider
Sia come sia, questo non è un giorno qualunque cari osservatori.

sabato 6 settembre 2008

TIFOSI ULTRAS?

Un'immagine indegna di un paese civile.
Mi chiedo solo perchè si sprecano parole per cercar di capire cosa accade nelle menti di certi individui.
Quali menti?
Quali individui?
Secondo voi quelli che vedete nella foto sono esseri "umani"?
Beh, se lo sono loro allora non lo sono io.
Bipedi implumi che alzano la mano destra col saluto romano! Ma ve li vedete voi negli anni trenta quei mentecatti passare così davanti al Duce? E devastare un treno? E far pesare sulla popolazione danni per centinaia di migliaia di euro?
La cosa si risolveva nel modo più semplice e senza dar lavoro a giornalisti, tv, stampa ed altri sciocchi strumenti di propaganda disfattista. Si fermava il treno, lo si sigillava, lo si riempiva di gas nervino, si ripulivano i cadaveri di ogni avere per risarcire i danni e il disturbo dei militari, si mettevano i corpi in un termovalorizzatore e si distribuivano i vestiti ai più bisognosi.
Le trasferte sarebbero sicuramente state ordinate e serene.
Il problema sussiste anche negli stadi, ovvero in quelle strutture faraoniche dal costo di 100 ospedali cadauna o di 100000 alloggi o di decine di altre opere necessarie..
Migliaia di poliziotti impegnati ogni domenica in quei contenitori invece di essere altrove a fare qualcosa di utile. Basterebbero 10 cecchini per ogni struttura sensibile. Il primo che alza un fumogeno col volto coperto viene semplicemente messo una volta per tutte "in condizione di non reagire" (...) ed allontanato dagli spalti. Fine. Credete che dopo aver pulito qualche stadio da inutili creature violente che alla fine consumano anche prezioso ossigeno di tutti, qualcuno oserebbe ancora cercare di distruggere il lavoro di altri?
Il branco va trattato come tale.
Basta con buonismi ed analisi pseudosociali alla ricerca della radice del male.
E' ora di curare i denti marci con l'estrazione.
Becere demagogie papali e costosissimi studi sociali dimostrano ogni giorno la loro inutilità.
Il rapporto violenza distruttiva = amputazione radicale è purtroppo l'unica via percorribile per mettere fine ad una situazione deleteria.
Il dubbio è solo uno: non è che a qualcuno molto in alto le cose vanno molto bene così?

venerdì 5 settembre 2008

IL TEMPO DEL SOLE

Come si possono trascurare la scrittura, la parola, la comunicazione?
Come non sono capace di soprassedere ad un’alba che finisco per catturare con un vecchio cellulare per condividerla, alo stesso modo dovrei mandarvi i segni dell’anima con il mezzo a me più consono.
Eppure vivo la stragrande maggioranza di ogni grandioso istante della mia vita con la solita introversione forse celata semplicemente dietro una latente pigrizia di fondo! Amo scrivere come amo “parlarmi” dopo le note di una Pompei reinterpretata in chiave lirico teatrale. Eppure se son qui a picchiettare su questi tasti è perché la cosa non mi basta...qui il buon Zarathustra non potrebbe che darmi manforte dopo la sua tenebrosa esperienza nell’eremo.
Qualche giorno nel sud della Sardegna non ha fatto altro che conferirmi la “certezza di taluni dubbi” e una pelle leggermente più ambrata non serve certo a consolarmi del resto.
Il mare laggiù è un liquido vitale pieno di creature magnifiche e a me sconosciute. Lo spettacolo davanti al vetro della maschera mentre voli nelle trasparenze di un Mediterraneo unico, è qualcosa che risuona all’unisono col silenzio che ti avvolge sott’acqua. Volo e sogno fino a quando i polmoni mi ricordano che non faccio parte di quel mondo e devo “respirare”...Questa in sintesi la vera esperienza fuori dal continente, in una terra dove vigono ancora sistemi sociali poco degni dei millenni di evoluzione a cui siamo abituati. Paesi in cui alle donne non è permesso di circolare sole e in cui l’estraneo è considerato una minaccia o un qualcuno da assoggettare a regole lontane dalla natura dell’essere umano. Strani e aridi paesaggi conservano strani e aridi uomini. Poi c’è la costa vip, il lusso sfrenato di luoghi in cui l’uomo si perde nella stupida ostentazione del suo potere economico.
Ma c’è anche la gente semplice e vera che con un bicchiere d’acqua sa offrirti il suo ascolto, la sua storia e il suo piccolo mondo: quella è la Sardegna che in un istante ho rubato e che conservo qui dentro.
M’inchino alla verità.
Sorrido all’esigenza.
Mi volto alla stupidità.

lunedì 11 agosto 2008

SAN LORENZO TRA LE LABBRA

Un lampo nel buio e un battito asincrono.
Una volta celeste, illuminata da lontani sistemi solari, galassie oltre la nostra comprensione spazio temporale. Vediamo ciò che forse non esiste nemmeno più inconsapevoli della magia che ci avvolge ogni istante.
Il culmine di uno spettacolo astrale datato dagli umani che ne subiscono il fascino.
Una notte che non è solo leggendaria caduta di stelle. Non per me.
Luce nelle tenebre e uno strano calore in ogni molecola del mio corpo.
Un prato lontano da ogni illuminazione artificiale e una vecchia cascina con una scala su cui appoggiarsi per osservare col naso all’insù uno spettacolo unico.
Quiete assoluta.
Il respiro si fa regolare e profondo. Un leggero vento sussurra tra le fronde degli alberi intorno. Sento i polmoni che si dilatano e si comprimono costantemente mentre il muscolo cardiaco diviene sempre più presente col suo pulsare inarrestabile. Un concerto interiore che lentamente si espande a tutto ciò che ci sta intorno e poco a poco non vi è più separazione fisica fra anima e materia. Tutto rivive in quel battito eterno in cui è immerso l’universo.
Se impariamo ad ascoltare sappiamo implodere emozionalmente come una supernova per POI espanderci senza fine.
“Siamo poca cosa di fronte all’infinito ma possiamo molto di fronte a noi stessi”.
Tutto è Amore.

giovedì 7 agosto 2008

THE WALL AND THE HOLE

Oggi son contento di non avere una moto sotto il culo perché abbandonarmi a lei in senso terapeutico potrebbe essere pericoloso.
Velocità, pieghe, sensazioni forti e serenità, quiete, canalizzazione ipnotica di ogni risorsa celebrale.
Oggi qualcosa mi turba. E’ una piccola ferita al cuore per la banale umanità insorta in chi credevo lontano da certe idiozie. E non sto parlando di donne, amore o sesso.
Peccato, è un vero dispiacere scoprire piccole crepe nelle fondamenta di una fortezza perché finisce inequivocabilmente quella sicurezza contro gli attacchi esterni di cui tanto andavi fiero.
Ma alla fine è necessario anche comprendere la natura di certi coinvolgimenti genetici, storici e per l’appunto “umani”. Facciamo parte di quella specie ed è nella nostra natura agire di conseguenza.
Mi spiace solo che per certe sciocchezze, un sistema tenda poi a reprimere o a voler far ritardare la tua avanzata.
Orgoglio e vanità sanno rendere sciocco e misero un uomo.
Errore e disattenzione possono causare un danno postumo ad altri.
Tra qualche giorno ci si trasferisce al Devero per la festa di ferragosto.
Si berrà, si mangerà, si starà insieme, si diranno un sacco di cazzate e alla sera, sotto gli effetti dell’alcol inizieranno gli ormai patetici “discorsi seri”. Lo farò pure io come al solito. Forse.
Poi qualcuno si tirerà da parte e finirà per guardare la luna in silenzio riflettendo sulla vita e sugli eventi. Qualcun’altro sparirà tra i larici senza sapere bene il motivo delle sue azioni. C’è quasi una spiegazione chimica per tutto questo.
Eppure scavalcare il muro e passare alla fase successiva non è per nulla facile. Per nulla.
Vero? ...
Agire con rettitudine intraprendendo una via senza ritorno che solo se hai controcoglioni ti porterà oltre la soglia. E una volta di là, rivedere il gregge dietro al recinto non potrà che intenerirti. Riuscire ad esprimerti dopo una vita passata a belare. Poter camminare con due gambe e a testa alta, senza osservare ogni giorno il terreno con gli occhi abbassati. Non dover spalleggiare e cercar di fottere i tuoi simili per intingere il muso nella mangiatoia per primo...
Ogni giorno, coi pugni contro il muro.
Ogni giorno ad aspettare che ci sia qualcuno dall’altra parte che ci risponda.
Today i see a hole in the wall...
.
PS...Questo è il volantino della gara Baceno Devero Crampiolo. E' una mia creazione anche se non lo saprà mai nessuno...

martedì 5 agosto 2008

UN PEZZO DI FRANCIA IN MOTO

Sono ormai le 17 di questo particolarissimo lunedì.
Non posso nasconderlo, è evidente, fremo.
La tuta intera è pesantissima e scomoda da indossare con tutte quelle protezioni. Vinco la mia battaglia con quella seconda pelle e passo alle estremità: stivali e guanti...Alla fine sono pronto. Allaccio il casco e giro la chiave nel blocchetto di accensione. Swraaammm, swrammm!!! Due rotazioni del polso destro sulla manopola del gas, uno scatto col piede sinistro e il rumore meccanico del cambio mi avverte che la belva è pronta a galoppare sull’asfalto.
Si parte!
Vento sul collo, sul petto, ovunque. Mi ritrovo come da accordi col mio compagno di viaggio della prima sera; ci aspettano quasi quattrocento chilometri per raggiungere gli altri in Francia a Briancon. Lo incontro davanti al bancomat. Un’amichevole pacca palmo a palmo sancisce il via di questo moto-tour-duezerozerootto. Saltiamo in sella e salutiamo il circondario come da manuale del perfetto smanettone.
Appena usciti dal centro abitato iniziamo la danza che ci accompagnerà per centinaia e centinaia di chilometri, per ore ed ore di interminabile godimento; una piega dietro l’altra col motore che gira dai 7000 in su e lo scarico che urla di piacere come una vergine sotto i colpi del buon Rocco. Il cielo sereno e la temperatura perfetta sono la ciliegina sopra questo capolavoro di alta pasticceria.
Purtroppo a causa di contrattempi incalcolabili ed imprevedibili ci troviamo costretti a fare anche un gran pezzo di autostrada al fine di accelerare i tempi. E così sui rettilinei piemontesi da casello a casello, diciamo che “ci diamo un po’ dentro” onde evitare di romperci troppo i cosiddetti. Nonostante i nostri sforzi la meta, al calar delle tenebre, è ancora distante e quindi decidiamo di fermarci a cenare nei pressi di Alpignano.
Al buio solitamente non è proprio il massimo guidare una moto; questa volta però è stato diverso. Il tepore serale nonostante la quota del Monginevro, le strade deserte e la luna creavano un contesto idilliaco e mi sentivo scivolare come nello spazio a bordo di un’astronave; dentro quel casco sentivo il fruscio del vento e una miriade di suoni ovattati quasi stessi assistendo ad uno spettacolo proiettato sulla visiera e diffuso tutt’intorno da un impianto hi-fi di qualità assoluta. Il tachimetro digitale retro illuminato ogni tanto mi ricordava che quei tre numerini in sequenza 1-6-4 significavano che non ero sulla comoda poltrona di un cinema ma nel mondo reale e con la vita tra le gambe (e qui si sprecano le allusioni...).
Passato il confine la discesa sul versante francese è un nastro d’asfalto tra i larici nel più assoluto buio impallidito solo dalla luna ancora a tratti presente lassù. Un delirio come direbbe qualcuno... Arriviamo a destinazione a mezzanotte passata e troviamo gli altri di rientro da un bar e provati dai 500 km di curve del giorno. Ci salutiamo e prendiamo posto nell’alberghetto carino che avevamo prenotato online e finalmente i sogni prendono il posto di tutto ciò che chiamiamo “realtà”. Al mattino sveglia ore 07:00 per poi ritrovarci in sala da pranzo per la colazione alle 07:30. Brioches fresche, qualche marmellata artigianale (immancabile quella con scorzette d’arancia che amo), latte e caffè; un succo d’arancia.
Mezz’ora dopo siamo a fare il pieno alle nostre dame a due ruote. L’aria è frescolina al mattino ma la cosa, quando hai una tuta in pelle addosso, è solo apprezzabile.
Partiamo con calma dal centro città ma in 5 minuti siamo già all’attacco dei primi tornanti....e le manopole girano!! Alla prima staccata dopo un lungo mi passa un compagno a palla ( io ero a 137 km/h...) che non si era accorto della vicinanza della curva: una fissellata di gomme, fumo accompagnato da puzza di bruciato e la moto che gli sbacchetta a destra e a sinistra! Sparita la nuvola bianca dall’asfalto ho piacere di vedere che il paracarro c’è ancora e il mio amico pure!!! Un contadino col rastrello in mano si era fermato con gli occhi sgranati incredulo di quanto gli fosse accaduto sotto i piedi (si trovava infatti a bordo strada su un rialzo erboso). Tuuuutto ok! Senza nemmeno un tentennamento riprende la bagarre e così per 500 chilometri.
Affascinanti le gole del Verdon dove una tappa è stata d’obbligo; una serie interminabile di insenature simili ad un gran canyon in miniatura e di roccia grigia anziché rossa. In fondo natanti alle prese col rafting e con tutte le altre diavolerie sportive estreme tipiche dei francesi: un mondo a parte.
Un viaggio senza confini, nel vento e con quell’aroma di libertà pura che un’auto non saprebbe MAI darti. La sensazione era quella di cavalcare all’ennesima potenza in una prateria infinita con le mani attaccate alle ali di un angelo.
Il racconto potrebbe proseguire per pagine e pagine poiché la sera e il rientro sono zeppe di novelle come rami che si estendono ovunque dallo stesso tronco: chi rientrava in città in piedi sulla moto con le chiappe al vento, chi in piedi sulla sella, chi seduto come su una poltrona con le gambe incrociate...che dire? I rettilinei sono noiosi!!
Il terzo giorno purtroppo ci aspetta la tappa del rientro in patria. Altri 500 km di curve che però abbiamo affrontato in 4 poiché 3 di noi, distrutti, hanno deciso di fare la direttissima per casa prendendo l’autostrada (arrrghhh!!!). E allora avanti, sempre più rapidi nei cambi traiettoria e nelle scalate ai passi...Monginevro, Moncenisio, Col de Iseran, Piccolo san Bernardo, Gran san Bernardo...Duemilametri di dislivello in 30 minuti e poi giù di nuovo tra la gente..
Chiudiamo l’avventura (e il gas) alle 18:30 del 30 luglio 2008 con qualcosa nel cuore che non se ne andrà MAI piu’.
Grazie compagna a due cilindri, ho imparato a conoscerti e sei stata gentile.