sabato 6 settembre 2008

TIFOSI ULTRAS?

Un'immagine indegna di un paese civile.
Mi chiedo solo perchè si sprecano parole per cercar di capire cosa accade nelle menti di certi individui.
Quali menti?
Quali individui?
Secondo voi quelli che vedete nella foto sono esseri "umani"?
Beh, se lo sono loro allora non lo sono io.
Bipedi implumi che alzano la mano destra col saluto romano! Ma ve li vedete voi negli anni trenta quei mentecatti passare così davanti al Duce? E devastare un treno? E far pesare sulla popolazione danni per centinaia di migliaia di euro?
La cosa si risolveva nel modo più semplice e senza dar lavoro a giornalisti, tv, stampa ed altri sciocchi strumenti di propaganda disfattista. Si fermava il treno, lo si sigillava, lo si riempiva di gas nervino, si ripulivano i cadaveri di ogni avere per risarcire i danni e il disturbo dei militari, si mettevano i corpi in un termovalorizzatore e si distribuivano i vestiti ai più bisognosi.
Le trasferte sarebbero sicuramente state ordinate e serene.
Il problema sussiste anche negli stadi, ovvero in quelle strutture faraoniche dal costo di 100 ospedali cadauna o di 100000 alloggi o di decine di altre opere necessarie..
Migliaia di poliziotti impegnati ogni domenica in quei contenitori invece di essere altrove a fare qualcosa di utile. Basterebbero 10 cecchini per ogni struttura sensibile. Il primo che alza un fumogeno col volto coperto viene semplicemente messo una volta per tutte "in condizione di non reagire" (...) ed allontanato dagli spalti. Fine. Credete che dopo aver pulito qualche stadio da inutili creature violente che alla fine consumano anche prezioso ossigeno di tutti, qualcuno oserebbe ancora cercare di distruggere il lavoro di altri?
Il branco va trattato come tale.
Basta con buonismi ed analisi pseudosociali alla ricerca della radice del male.
E' ora di curare i denti marci con l'estrazione.
Becere demagogie papali e costosissimi studi sociali dimostrano ogni giorno la loro inutilità.
Il rapporto violenza distruttiva = amputazione radicale è purtroppo l'unica via percorribile per mettere fine ad una situazione deleteria.
Il dubbio è solo uno: non è che a qualcuno molto in alto le cose vanno molto bene così?

venerdì 5 settembre 2008

IL TEMPO DEL SOLE

Come si possono trascurare la scrittura, la parola, la comunicazione?
Come non sono capace di soprassedere ad un’alba che finisco per catturare con un vecchio cellulare per condividerla, alo stesso modo dovrei mandarvi i segni dell’anima con il mezzo a me più consono.
Eppure vivo la stragrande maggioranza di ogni grandioso istante della mia vita con la solita introversione forse celata semplicemente dietro una latente pigrizia di fondo! Amo scrivere come amo “parlarmi” dopo le note di una Pompei reinterpretata in chiave lirico teatrale. Eppure se son qui a picchiettare su questi tasti è perché la cosa non mi basta...qui il buon Zarathustra non potrebbe che darmi manforte dopo la sua tenebrosa esperienza nell’eremo.
Qualche giorno nel sud della Sardegna non ha fatto altro che conferirmi la “certezza di taluni dubbi” e una pelle leggermente più ambrata non serve certo a consolarmi del resto.
Il mare laggiù è un liquido vitale pieno di creature magnifiche e a me sconosciute. Lo spettacolo davanti al vetro della maschera mentre voli nelle trasparenze di un Mediterraneo unico, è qualcosa che risuona all’unisono col silenzio che ti avvolge sott’acqua. Volo e sogno fino a quando i polmoni mi ricordano che non faccio parte di quel mondo e devo “respirare”...Questa in sintesi la vera esperienza fuori dal continente, in una terra dove vigono ancora sistemi sociali poco degni dei millenni di evoluzione a cui siamo abituati. Paesi in cui alle donne non è permesso di circolare sole e in cui l’estraneo è considerato una minaccia o un qualcuno da assoggettare a regole lontane dalla natura dell’essere umano. Strani e aridi paesaggi conservano strani e aridi uomini. Poi c’è la costa vip, il lusso sfrenato di luoghi in cui l’uomo si perde nella stupida ostentazione del suo potere economico.
Ma c’è anche la gente semplice e vera che con un bicchiere d’acqua sa offrirti il suo ascolto, la sua storia e il suo piccolo mondo: quella è la Sardegna che in un istante ho rubato e che conservo qui dentro.
M’inchino alla verità.
Sorrido all’esigenza.
Mi volto alla stupidità.

lunedì 11 agosto 2008

SAN LORENZO TRA LE LABBRA

Un lampo nel buio e un battito asincrono.
Una volta celeste, illuminata da lontani sistemi solari, galassie oltre la nostra comprensione spazio temporale. Vediamo ciò che forse non esiste nemmeno più inconsapevoli della magia che ci avvolge ogni istante.
Il culmine di uno spettacolo astrale datato dagli umani che ne subiscono il fascino.
Una notte che non è solo leggendaria caduta di stelle. Non per me.
Luce nelle tenebre e uno strano calore in ogni molecola del mio corpo.
Un prato lontano da ogni illuminazione artificiale e una vecchia cascina con una scala su cui appoggiarsi per osservare col naso all’insù uno spettacolo unico.
Quiete assoluta.
Il respiro si fa regolare e profondo. Un leggero vento sussurra tra le fronde degli alberi intorno. Sento i polmoni che si dilatano e si comprimono costantemente mentre il muscolo cardiaco diviene sempre più presente col suo pulsare inarrestabile. Un concerto interiore che lentamente si espande a tutto ciò che ci sta intorno e poco a poco non vi è più separazione fisica fra anima e materia. Tutto rivive in quel battito eterno in cui è immerso l’universo.
Se impariamo ad ascoltare sappiamo implodere emozionalmente come una supernova per POI espanderci senza fine.
“Siamo poca cosa di fronte all’infinito ma possiamo molto di fronte a noi stessi”.
Tutto è Amore.

giovedì 7 agosto 2008

THE WALL AND THE HOLE

Oggi son contento di non avere una moto sotto il culo perché abbandonarmi a lei in senso terapeutico potrebbe essere pericoloso.
Velocità, pieghe, sensazioni forti e serenità, quiete, canalizzazione ipnotica di ogni risorsa celebrale.
Oggi qualcosa mi turba. E’ una piccola ferita al cuore per la banale umanità insorta in chi credevo lontano da certe idiozie. E non sto parlando di donne, amore o sesso.
Peccato, è un vero dispiacere scoprire piccole crepe nelle fondamenta di una fortezza perché finisce inequivocabilmente quella sicurezza contro gli attacchi esterni di cui tanto andavi fiero.
Ma alla fine è necessario anche comprendere la natura di certi coinvolgimenti genetici, storici e per l’appunto “umani”. Facciamo parte di quella specie ed è nella nostra natura agire di conseguenza.
Mi spiace solo che per certe sciocchezze, un sistema tenda poi a reprimere o a voler far ritardare la tua avanzata.
Orgoglio e vanità sanno rendere sciocco e misero un uomo.
Errore e disattenzione possono causare un danno postumo ad altri.
Tra qualche giorno ci si trasferisce al Devero per la festa di ferragosto.
Si berrà, si mangerà, si starà insieme, si diranno un sacco di cazzate e alla sera, sotto gli effetti dell’alcol inizieranno gli ormai patetici “discorsi seri”. Lo farò pure io come al solito. Forse.
Poi qualcuno si tirerà da parte e finirà per guardare la luna in silenzio riflettendo sulla vita e sugli eventi. Qualcun’altro sparirà tra i larici senza sapere bene il motivo delle sue azioni. C’è quasi una spiegazione chimica per tutto questo.
Eppure scavalcare il muro e passare alla fase successiva non è per nulla facile. Per nulla.
Vero? ...
Agire con rettitudine intraprendendo una via senza ritorno che solo se hai controcoglioni ti porterà oltre la soglia. E una volta di là, rivedere il gregge dietro al recinto non potrà che intenerirti. Riuscire ad esprimerti dopo una vita passata a belare. Poter camminare con due gambe e a testa alta, senza osservare ogni giorno il terreno con gli occhi abbassati. Non dover spalleggiare e cercar di fottere i tuoi simili per intingere il muso nella mangiatoia per primo...
Ogni giorno, coi pugni contro il muro.
Ogni giorno ad aspettare che ci sia qualcuno dall’altra parte che ci risponda.
Today i see a hole in the wall...
.
PS...Questo è il volantino della gara Baceno Devero Crampiolo. E' una mia creazione anche se non lo saprà mai nessuno...

martedì 5 agosto 2008

UN PEZZO DI FRANCIA IN MOTO

Sono ormai le 17 di questo particolarissimo lunedì.
Non posso nasconderlo, è evidente, fremo.
La tuta intera è pesantissima e scomoda da indossare con tutte quelle protezioni. Vinco la mia battaglia con quella seconda pelle e passo alle estremità: stivali e guanti...Alla fine sono pronto. Allaccio il casco e giro la chiave nel blocchetto di accensione. Swraaammm, swrammm!!! Due rotazioni del polso destro sulla manopola del gas, uno scatto col piede sinistro e il rumore meccanico del cambio mi avverte che la belva è pronta a galoppare sull’asfalto.
Si parte!
Vento sul collo, sul petto, ovunque. Mi ritrovo come da accordi col mio compagno di viaggio della prima sera; ci aspettano quasi quattrocento chilometri per raggiungere gli altri in Francia a Briancon. Lo incontro davanti al bancomat. Un’amichevole pacca palmo a palmo sancisce il via di questo moto-tour-duezerozerootto. Saltiamo in sella e salutiamo il circondario come da manuale del perfetto smanettone.
Appena usciti dal centro abitato iniziamo la danza che ci accompagnerà per centinaia e centinaia di chilometri, per ore ed ore di interminabile godimento; una piega dietro l’altra col motore che gira dai 7000 in su e lo scarico che urla di piacere come una vergine sotto i colpi del buon Rocco. Il cielo sereno e la temperatura perfetta sono la ciliegina sopra questo capolavoro di alta pasticceria.
Purtroppo a causa di contrattempi incalcolabili ed imprevedibili ci troviamo costretti a fare anche un gran pezzo di autostrada al fine di accelerare i tempi. E così sui rettilinei piemontesi da casello a casello, diciamo che “ci diamo un po’ dentro” onde evitare di romperci troppo i cosiddetti. Nonostante i nostri sforzi la meta, al calar delle tenebre, è ancora distante e quindi decidiamo di fermarci a cenare nei pressi di Alpignano.
Al buio solitamente non è proprio il massimo guidare una moto; questa volta però è stato diverso. Il tepore serale nonostante la quota del Monginevro, le strade deserte e la luna creavano un contesto idilliaco e mi sentivo scivolare come nello spazio a bordo di un’astronave; dentro quel casco sentivo il fruscio del vento e una miriade di suoni ovattati quasi stessi assistendo ad uno spettacolo proiettato sulla visiera e diffuso tutt’intorno da un impianto hi-fi di qualità assoluta. Il tachimetro digitale retro illuminato ogni tanto mi ricordava che quei tre numerini in sequenza 1-6-4 significavano che non ero sulla comoda poltrona di un cinema ma nel mondo reale e con la vita tra le gambe (e qui si sprecano le allusioni...).
Passato il confine la discesa sul versante francese è un nastro d’asfalto tra i larici nel più assoluto buio impallidito solo dalla luna ancora a tratti presente lassù. Un delirio come direbbe qualcuno... Arriviamo a destinazione a mezzanotte passata e troviamo gli altri di rientro da un bar e provati dai 500 km di curve del giorno. Ci salutiamo e prendiamo posto nell’alberghetto carino che avevamo prenotato online e finalmente i sogni prendono il posto di tutto ciò che chiamiamo “realtà”. Al mattino sveglia ore 07:00 per poi ritrovarci in sala da pranzo per la colazione alle 07:30. Brioches fresche, qualche marmellata artigianale (immancabile quella con scorzette d’arancia che amo), latte e caffè; un succo d’arancia.
Mezz’ora dopo siamo a fare il pieno alle nostre dame a due ruote. L’aria è frescolina al mattino ma la cosa, quando hai una tuta in pelle addosso, è solo apprezzabile.
Partiamo con calma dal centro città ma in 5 minuti siamo già all’attacco dei primi tornanti....e le manopole girano!! Alla prima staccata dopo un lungo mi passa un compagno a palla ( io ero a 137 km/h...) che non si era accorto della vicinanza della curva: una fissellata di gomme, fumo accompagnato da puzza di bruciato e la moto che gli sbacchetta a destra e a sinistra! Sparita la nuvola bianca dall’asfalto ho piacere di vedere che il paracarro c’è ancora e il mio amico pure!!! Un contadino col rastrello in mano si era fermato con gli occhi sgranati incredulo di quanto gli fosse accaduto sotto i piedi (si trovava infatti a bordo strada su un rialzo erboso). Tuuuutto ok! Senza nemmeno un tentennamento riprende la bagarre e così per 500 chilometri.
Affascinanti le gole del Verdon dove una tappa è stata d’obbligo; una serie interminabile di insenature simili ad un gran canyon in miniatura e di roccia grigia anziché rossa. In fondo natanti alle prese col rafting e con tutte le altre diavolerie sportive estreme tipiche dei francesi: un mondo a parte.
Un viaggio senza confini, nel vento e con quell’aroma di libertà pura che un’auto non saprebbe MAI darti. La sensazione era quella di cavalcare all’ennesima potenza in una prateria infinita con le mani attaccate alle ali di un angelo.
Il racconto potrebbe proseguire per pagine e pagine poiché la sera e il rientro sono zeppe di novelle come rami che si estendono ovunque dallo stesso tronco: chi rientrava in città in piedi sulla moto con le chiappe al vento, chi in piedi sulla sella, chi seduto come su una poltrona con le gambe incrociate...che dire? I rettilinei sono noiosi!!
Il terzo giorno purtroppo ci aspetta la tappa del rientro in patria. Altri 500 km di curve che però abbiamo affrontato in 4 poiché 3 di noi, distrutti, hanno deciso di fare la direttissima per casa prendendo l’autostrada (arrrghhh!!!). E allora avanti, sempre più rapidi nei cambi traiettoria e nelle scalate ai passi...Monginevro, Moncenisio, Col de Iseran, Piccolo san Bernardo, Gran san Bernardo...Duemilametri di dislivello in 30 minuti e poi giù di nuovo tra la gente..
Chiudiamo l’avventura (e il gas) alle 18:30 del 30 luglio 2008 con qualcosa nel cuore che non se ne andrà MAI piu’.
Grazie compagna a due cilindri, ho imparato a conoscerti e sei stata gentile.

martedì 1 luglio 2008

METEORE O STELLE?

Mai, in nessun tempo e in nessun luogo saprei appropriarmi di ciò che non è mio.
Mai e poi mai permetterei che qualcuno si impadronisse di qualcosa che mi appartiene; di qualcosa che fa parte della mia vita, del mio modo di interpretarla e della metafisica della stessa. Questa rappresentazione del tempo che non ha tempo ne è la riprova. La storia e il tempo dimostrano le cose. Le parole lasciano nella stessa misura il tempo che trovano. Capacità oratorie, dialettica e rappresentazione costruiscono una pura finzione ma la verità è sempre e solo una. Percorsi, direzioni e foci: un solo oceano. Uno.
L’alba del giorno dopo. Il labile tremolio di una foglia destinata a toccare il terreno. L’ineluttabile.
Sciocche infatuazioni mascherate da eterne e complesse storie di sentimento vero celano narcisi ed egoistici appelli all’allontanamento da una precarietà di fondo che vive di se stessa.
Gnosoleogie o elucubrazioni? Quanto è breve il passo. Quanto quello che mi vede qui. Quanto quello che ci vede qui. Una stupida ombra causata da una grande luce.
Stupida la ricerca di un tempio in cui rifugiarsi senza comprendere che il tempio ci compenetra e non dobbiamo alterarlo in alcun modo.
Suoni e vento dopo questo temporale.
Orsù giudice e sentenza, dove mai sarà finito quel idiota di un boia? E quella patetica giuria dietro la specchiera? Più attenta alle luci lontane della città commiserate fra lacrime il cui tempo è scaduto da secoli.
La storia non si narra più, la si scrive. Ed Eleven sarà l’unica storia degna di essere raccontata, al di là di ogni arrogante e possibile confutazione.
Questo cane mi osserva con sguardo interrogativo: posso solo immaginare il suo pensiero e credere alle sue reazioni nel vederlo sgranocchiare di gusto il biscotto che gli ho posto sotto il naso. Ma non posso avere certezze. Mai potrò averle.
Una parentesi sotto la luna perché quello che si narra altrove è infinitesimale ed è rara l’anima pura che può arrivare a comprendere fino in fondo. La cura e le parole gentili ammaliano i farisei e li rendono effettivi testimoni di un teatro che per l’umanità è quello che viene definito “mondo reale”.
Questa è la più grande illusione che vi avvolge come un'enorme melma.
Non intendo porre la mia attenzione su qualcosa che risulterebbe solo una distrazione dal mio personalissimo percorso. Niente più giudizi ma ferree prese di posizione.
Corretto o erroneo, non è più tempo di stabilire.
Ogni goccia di sangue, ogni frammento di dolore, ogni bugia e ogni scelta sbagliata ti accompagnano per l’eternità e non vi è angolo dove potersi rifugiare perché tutto è fatto di noi, e noi siamo in quel tutto. Possiamo provare a relazionarci. Cercheremo di far comprendere il nostro punto di vista. Cercheremo la parola consolatoria, una carezza o un gesto violento, una punizione o la scopata premio…ma la miseria non muterà.
La virtù è una dote rara e non bastano grandi parole a diffonderla. Ci vuole il sacrificio di un’esistenza intera per vivere in modo virtuoso ed emergere dal fango. Solo allora non sentiremo più il fottuto bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno. Solo allora.
Ho pianto e ho riso. Ho fatto soffrire e ho sofferto mille volte di più.
Quando si supera il confine non si scorge più la via del ritorno e nemmeno il buon zarathustra saprà spiegarti perché hai scelto la pillola rossa.

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Dove vai quando poi resti sola il ricordo come sai non consola.
Quando lei se ne andò per esempio
Trasformai la mia casa in tempio.
E da allora solo oggi non farnetico più a guarirmi chi fu ho paura a dirti che sei tu.
Come può uno scoglio arginare il mare anche se non voglio torno già a volare
Le distese azzurre e le verdi terre.
Le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi ancora in alto con un grande salto.
Dove vai quando poi resti sola senza ali tu lo sai non si vola.
Io quel dì mi trovai per esempio quasi sperso in quel letto così ampio.
Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei io la morte abbracciai ho paura a dirti che per te mi svegliai.
Come può uno scoglio arginare il mare anche se non voglio torno già a volare
Le distese azzurre e le verdi terre le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto e poi giù il deserto e poi ancora in alto con un grande salto.

Testi: Mogol

sabato 14 giugno 2008

MAGGIO 2008 TOUR Pt3

Sveglia presto questa mattina!! L’ingresso privilegiato al parco due ore prima dell’apertura al pubblico ci spinge a sfruttare fino in fondo l’occasione.
La strana sensazione di tornare al mondo in un hotel del vecchio far west e di uscire su strade impolverate per dirigersi al saloon, ti proietta fin da subito nell’atmosfera surreale di Disney.
Il parco di oggi è qualcosa di diverso. Nasce nel 1992 ed è molto più grande di quello che abbiamo visitato ieri; è un po’ “l’originale” da cui il gruppo ha preso il via per aprire nuove frontiere in Europa e indubbiamente si nota.
Varchiamo l’ingresso che si trova letteralmente sotto il Disney Hotel, il lussuoso 5 stelle per i bambini col papà molto ricco.
La visione dalla Main Street, che porta direttamente al castello della Bella Addormentata, è qualcosa di incantevole. Sembra davvero di essere in una favola e ad ogni angolo c’è qualcuno che ti gira la pagina per farti scoprire nuovi mondi e nuove avventure.
Una giornata che non possono raccontare le parole ma che lascio volentieri descrivere alle immagini...


lunedì 9 giugno 2008

VASCO SAN SIRO 06 06 2008

Sono le 15 del 6 giugno 2008.
Ci stiamo avvicinando allo stadio Meazza dove tra qualche ora Vasco, la bestia da palcoscenico per antonomasia, aprirà il suo show milanese del tour 2008.

Siamo dentro e il palco è proprio questo qui..vicino vicino...

E non SOLO il palco abbiam visto da VICINO VICINO...!!!!!!!!

E per finire chi trovo in una foto sul sito di Vasco? Il basilisco in persona!! Eh eh!!!
Emozioni pure in mezzo a settantamila fans scatenati che all'unisono talvolta divenivano suono dell'anima..
Grazie sig. Rossi e a presto (...)

mercoledì 4 giugno 2008

MONK

L'ho fotografata allo zoo di Basel (CH) questo week-end.
E ci chiamano "esseri umani"....